Ilva, no al patteggiamento per i Riva: “pene troppo basse”

marzo 6, 2017 Lobby Italiane0

Rinvio a giudizio per Adriano, Fabio e Nicola Riva, che potranno comunque provare a chiedere un nuovo patteggiamento. I gravi reati contestati sono di bancarotta, truffa allo Stato e trasferimento fittizio di valori

In Italia le sbarre non le vede mai nessuno. O meglio, per essere più chiari, mai nessuno che ricopra una posizione importante o che abbia molti soldi, o entrambe le cose. Ora, i “pm di Milano Stefano Civardi e Mauro Clerici hanno chiesto il rinvio a giudizio per Adriano, Fabio e Nicola Riva nel procedimento con al centro i reati, a vario titolo, di bancarotta, truffa allo Stato e trasferimento fittizio di valori per il crac del gruppo che controllava l’Ilva di Taranto”. Così viene rilanciata la notizia in un articolo scritto dalla redazione de Il Fatto Quotidiano e pubblicato il 3 marzo. Il giudice aveva già rigettato il 14 febbraio i patteggiamenti sottolineando che le richieste “non possono essere accolte per assoluta incongruità delle pene concordate (…) a fronte dell’estrema gravità dei fatti contestati”.

 Le pene concordate sono troppo basse

 “Lo scorso 14 febbraio il gip Maria Vicidomini aveva infatti respinto le richieste di patteggiamento dei tre indagati, (…) valutando troppo basse le pene concordate, comprese tra i 2 e i 5 anni. Lo stesso giudice (…) aveva bocciato anche l’intesa con cui i Riva (…) hanno dato l’assenso a far rientrare in Italia 1,33 miliardi di euro per metterli a disposizione della bonifica ambientale dello stabilimento”.

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Le accuse sono di bancarotta, truffa allo Stato e trasferimento fittizio di valori

Adriano Riva, fratello di Emilio, l’ex patron del colosso siderurgico scomparso tre anni fa, è accusato di bancarotta, truffa allo Stato e trasferimento fittizio di valori e davanti al gip aveva chiesto di patteggiare 2 anni e mezzo. Nicola Riva, figlio di Emilio, risponde invece di bancarotta e per lui era stato respinto un patteggiamento a 2 anni. Fabio Riva, altro figlio di Emilio, è accusato anche lui di bancarotta, ma gli è stata già inflitta una condanna in un procedimento parallelo e puntava a patteggiare un anno per il crac in continuazione con altri 4 anni di pena già definitivi”. Chissà come finirà per i Riva, chissà come finirà l’Italia.

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