La maxi truffa delle riviste di polizia fruttava più di un milione di euro l’anno

aprile 3, 2017 Truffe0

La banda di truffatori sgominata grazie all’inchiesta della Procura di Milano aveva un volume di affari di almeno un milione di euro all’anno. Gli operatori telefonici dei call center avevano un manuale da seguire passo passo per la buona riuscita del raggiro. 4 arrestati e 25 indagati per associazione a delinquere finalizzata a truffe ed estorsioni.

“La truffa veniva messa a segno partendo dalla vendita di abbonamenti a false riviste delle forze dell’ordine”. A scriverlo è la redazione milanese de Il Corriere nella sua versione online. Luca Martire, Diego Cesare Diani, Biagino Liberti Cerbone e Fabrizio Montanari sono le persone ritenute al cuore dell’organizzazione, che sono state arrestate la settimana scorsa. Risulta che fossero amministratori di ben 3 società “che non avevano nessuna attività legale” e grazie alle quali gestivano una galassia di call center. Altre 25 persone indagate sono ora a piede libero; “tutti accusati a vario titolo di 41 capi di imputazione legati ai reati di associazione a delinquere finalizzata a truffe ed estorsioni”.

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Il metodo 

Le vittime venivano contattate per telefono e veniva offerta loro la sottoscrizione di ipotetiche riviste delle forze dell’ordine inesistenti. Il costo di questi abbonamenti proposti variava da “100 fino a 3.500 euro all’anno” per ogni singola rivista. Una volta sottoscritto un abbonamento cominciava l’inferno: se volevi concludere il servizio ricevevi minacce secondo un copione ben preciso. Gli “operatori dei call center si spacciavano come operatori delle forze dell’ordine, funzionari degli uffici giudiziari di Milano e magistrati”; e chi si “sottraeva ai pagamenti, veniva intimorito con la minaccia di azioni legali come ilpignoramento dell’auto, della pensione o di altri beni”.

Il manuale

Chi era incaricato di compiere la truffa telefonica aveva addirittura un “vademecum”, dove si possono trovare le istruzioni su come imbrogliare le persone che si contattavano. Come spiega il colonnello Vito Bianco “si partiva da frasi precostituite all’attacco della vittima modulate fino ad arrivare a vere proprie minacce. Questo dimostra che era una robusta organizzazione criminale specializzata ad aggredire le vittime”.

Le minacce 

Lasciano senza parole le annotazioni ritrovate accanto ai telefoni da cui si chiamava per truffare le persone. L’articolo fa degli esempi: “non ritirato con minaccia”, “minacciato da avvocato”, “il marito è poliziotto, non chiamare più sennò scatta la denuncia” e via dicendo. Poi aggiunge: “Targetti ha sottolineato che il fenomeno delle truffe alle persone appartenenti a fasce deboli è ‘gigantesco’ e che sono in corso altri procedimenti”.

Le vittime 

A quota 42 le vittime accertate finora, “tutte raggirate tra il 2012 e il 2014”, anche se il numero è destinato ad aumentare. Nel mirino della banda di truffatori c’erano soprattutto anziani e soggetti deboli, ma anche professionisti e piccoli imprenditori. Per esempio un’anziana, minacciata per tre anni, “ha sborsato 35 mila euro. Un imprenditore è arrivato a pagare fino a 165 mila euro in contanti. Un’altra persona avanti con gli anni, è stata immortalata dalle telecamere di sicurezza mentre consegnava una busta con 20 mila euro in contanti a un truffatore che si era spacciato per un fattorino”. Tutti pagamenti effettuati rigorosamente in contanti. C’è ancora chi lo chiama il “Bel Paese”…

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