L’ex moglie di Gabriele Muccino: “Mi picchiava, ma tacevo”

marzo 20, 2017 Ansa Gossip News0

Elena Majoni quando era sposata con il famoso regista subiva delle violenze, ma non aveva il coraggio della lucidità, di riconoscere la gravità della situazione e non riusciva a denunciarlo: “Una volta mi ha preso per la mascella urlandomi di dirgli che lo amavo, mi ha rotto anche un dente nell’afferrarmi, allora ho capito che dovevo andare via, anche per nostro figlio”

“È la prima volta che vengo in tv a parlarne ed è la prima volta che ne parlo pubblicamente”, così Elena Majoni, ex moglie diGabriele Muccino, racconta le violenze subite durante i loro 5 anni di matrimonio a L’Arena, ospitata da Massimo Giletti.“Una volta mi ha preso per la mascella urlandomi di dirgli che lo amavo, mi ha rotto anche un dente nell’afferrarmi, allora ho capito che dovevo andare via, anche per nostro figlio”. Non usa giri di parole la violinista e si racconta senza filtri davanti alla telecamera.

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L’impotenza

L’inquietudine e la paura di non essere creduta la bloccavano. “Il mio silenzio era necessario. Si parla di Gabriele Muccino, un grande regista, un personaggio popolare. Sarebbe stata la parola di una persona normale contro quella di un regista importante. Ho aspettato che arrivassero delle sentenze definitive e quindi delle prove. Ho parlato quando la mia parola non poteva più essere messa in dubbio”. Elena si riferisce alla sentenza del Tribunale di Bologna che le ha recentemente affidato il figlio.

Il buio

Lei tendeva a “giustificarlo”, a “coprirlo”, come spesso succede nelle relazioni violente. Ci sentiamo prigionieri dei sentimenti, in balia della dinamica di coppia, divisi tra inferno e paradiso, tra odio e amore; e la capacità di giudizio diventa opaca, si contorce su sé stessa, si finisce con il pensare che nessuno ci capisce e ci sentiamo isolati.

La persona che ci ferisce è la stessa persona con cui condividiamo qualcosa di indicibile e di complicato, qualcosa che infin dei conti diventa un mondo, senza dubbio tragico, che giorno per giorno aggiunge un mattoncino intorno a noi, finché non ci troviamo circondati da un muro impenetrabile, dove perverso e privato si amalgamano in una strana miscela esplosiva.

A un certo punto capiamo in qualche modo che la stessa persona con cui abbiamo costruito una famiglia, come nel caso di Elena, è l’origine della nostra infelicità e della nostra sofferenza. È difficile usciere da questa rete psicologica che tende ad avvitarsi su sé stessa e che ci trascina sempre più nel buio, da cui, paradossalmente, si diventa sempre più dipendenti.

Lo schiaffo

L’ex moglie del regista si lascia poi andare al racconto di un episodio avvenuto in Toscana e di cui l’unico testimone è proprio il fratello minore, Silvio Muccino. “Ero al telefono con mia madre vicino alla finestra di una stanza, si è avvicinato Gabriele e mi ha tirato uno schiaffo. Ricordo solo lo schiaffo, un fischio fortissimo che non finiva più e lì ho capito che c’era qualcosa di grave. Ero sotto shock. Sono andata subito a Roma, al pronto soccorso, ma non ho detto che era stato lui a picchiarmi”.

La doppia ferita

Durante il processo per l’affidamento dei figli Silvio negò le violenze, negò quel che aveva visto. “Silvio lo avevo chiamato come testimone perché sapeva la verità e quando ha mentito è stata dura”, spiega lei concitata, “è stata una doppia ferita ma conoscevo le dinamiche familiari dei Muccino, e lui ha deciso di difendere suo fratello come io, per anni, avevo difeso mio marito”. La falsa testimonianza fu decisiva per l’archiviazione del processo ai danni del fratello maggiore, che ora ha ritrattato la sua versione pubblicamente chiedendo scusa alla ex cognata. Probabilmente si è pentito di aver protetto Gabriele con cui ha pesantemente litigato nel corso di questi anni.

Una nuova luce

Elena, turbata dalla sua storia, aveva ormai abbandonato la carriera: “c’era un tale disastro intorno a me, il lavoro finì in secondo piano”. Ora si racconta finalmente serena e felice, ha riallacciato con Silvio, ha un nuovo marito con cui ha un altrofiglio e lancia un appello alle donne: “Parlate, e se non avete il coraggio di dire tutto alle autorità, parlate con qualcun altro che possa aiutarvi”.

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