Pensioni d’oro: la Consulta le difende e si nasconde

aprile 10, 2017 Vitalizio Parlamentari0

Ci avevamo creduto, ma la Corte Costituzionale ha deciso di difendere, un’altra volta, i privilegi dell casta. La sintesi: “bene il prelievo, ma non lo fate mai più”

Mai più prelievi

Era arrivata una buona notizia. Per la prima volta sembrava che la Corte Costituzionale si fosse posta dalla parte dei cittadini. Tagliamo le pensioni d’oro, sembrava dire la Consulta. Però, come al solito quando si tratta di casta e di soldi, c’è l’inghippo. Per capire però che questo prelievo non può diventare permanente, ecco qui quello che scrive la Consulta in una sentenza di pochissimo tempo fa: “In definitiva, il contributo di solidarietà, per superare lo scrutinio deve: essere comunque utilizzato come misura una tantum”. Quando ti vogliono fregare, di solito parlano in maniera complicata. E allora cosa vuol dire la Consulta quando dice che il contributo può esistere solo se è una tantum? Nulla di più semplice: ora che l’avete fatto, non lo rifate mai più.

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Giù le mani dai soldi

La ragione di questa transitorietà sembra sfuggire ai sostenitori di un prelievo permanente sulle pensioni più ricche. Purtroppo, a quanto pare, in questo Paese è impossibile che i ricchi diano qualcosa ai poveri. Se non sai come arrivare a fine mese, allo Stato non interessa.  Se, da un certo punto di vista lo Stato è generoso – ad esempio, coi pensionati d’oro – dall’altra non consente ai suoi cittadini di vivere dignitosamente. Se, in passato, ci siamo affidati alla magistratura perché ci difendesse dalle nefandezze dei politici, oggi non ci possiamo più fidare neanche della Corte Costituzionale. Quando obblighi un pezzo della casta a mettere mano al portafogli, anche il più raffinato dei costituzionalisti storce il naso.

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