Più di 7mila euro al mese per Di Maio: non doveva tagliarlo della metà?

aprile 3, 2017 Stipendi Parlamentari0

Il giovane vice presidente della Camera, tra i più amati rappresentanti del Movimento 5 Stelle, percepisce uno stipendio netto di oltre 7 mila euro al mese. Spieghi ai cittadini perché non lo ha tagliato della metà, come il regolamento del Movimento prevede.

L’ora di affossare la casta

Quando il Movimento 5 Stelle è entrato in Parlamento aveva promesso di “aprirlo come una scatoletta di tonno”. Tutti hanno preso con entusiasmo questo obiettivo. L’ora di affossare la casta era arrivata. L’impegno profuso dai rappresentati del Movimento è stato senza sosta, soprattutto per quello che riguarda gli sperperi della politica. Una delle prime mosse — encomiabili e senza precedenti — è stata quella in forza della quale i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno deciso di decurtarsi lo stipendio della metà, destinando il denaro risparmiato a un fondo per il sostegno economico delle piccole e medie imprese.

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Il dubbio

Siamo stati abituati a pensare che quando il Movimento promette qualcosa, mantiene sempre la parola data, senza pensare alle poltrone, senza tenere in considerazione i vantaggi personali che ognuno potrebbe trarre. Questa convinzione, inizialmente monolitica, è stata parzialmente messa in dubbio. Abbiamo scoperto, cercando nei meandri del sito della Camera dei deputati, precisamente nella sezione “indennità e rimborsi” — meticolosamente nascosta — la possibilità di controllare quanto un parlamentare incassa ogni mese.

Le divergenza

Alessandro di Battista, uno dei più amati rappresentati dei cittadini, ha dichiarato in diretta TV di percepire uno stipendio di circa 3 mila e 500 euro ogni mese. Questo significa che, lo stipendio pieno, ammonterebbe a circa 7 mila euro. Luigi di Maio, vice presidente della Camera dei deputati, percepisce invece uno stipendio netto di 7.193,11 euro al mese. Se così fosse, ci sarebbe di che vergognarsi, perché i cittadini lo hanno giustamente votato non per incassare quasi 10 mila euro al mese, ma per dimostrare che la politica deve e può costare di meno. Se così fosse, in conclusione, Di Maio dovrebbe fare ammenda: sia per aver percepito tanto quanto un vecchio politicante, sia — e soprattutto — per aver tradito due dei valori più importanti del Movimento: la sobrietà e la trasparenza.

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