Pomicino: l’ex ministro democristiano difende il vitalizio

aprile 6, 2017 Vitalizio Parlamentari0

Durante la trasmissione “La Zanzara”, su Radio24, acceso dibattito tra il conduttore Giuseppe Cruciani e Paolo Cirino Pomicino, storico ex ministro e dirigente della Democrazia Cristiana.

Vitalizi: apriti cielo

Parli di vitalizi e saltano gli altarini. Ogni volta che qualcuno – in maniera più o meno diretta – tenta di mettere in discussione il più odioso dei privilegi, i privilegiati insorgono. La rivoluzione aristocratica, potremmo dire. Polemica accesa tra l’ex ministro democristiano Paolo Cirino Pomicino e Giuseppe Cruciani a La Zanzara su Radio24. Pomicino è addirittura riuscito a parlar male di una delle questioni più dibattute: togliere il vitalizio – almeno – ai condannati.

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Il privilegiato si difende

Lui, condannato per reati contro la pubblica amministrazione, ha dichiarato: “E vabbè, me lo togliessero, facessero quello che vogliono. Ma lo tolgono alla mia famiglia. È un’aggressione alle famiglie e alle vedove dei parlamentari“. L’ex ministro cita la sua esperienza da opinionista, quando scriveva su Il Giornale con lo pseudonimo Geronimo e guadagnava molto di più che nelle vesti di deputato. Poi rincara: “Toglieranno il vitalizio e saremo tutti uguali nella miseria, avete ragione. Mi avete convinto. Via i vitalizi. Si salva il Paese. Anzi, perché ci dovete lasciare in vita? Impalateci tutti. Io so solo che, siccome ero un medico autorevole, se l’avessi saputo prima, avrei fatto il medico anziché il parlamentare”.

Casta contro gente comune

Ma la polemica non si ferma qui. “Io” ha detto Pomicino “sono uno specialista in malattie nervose e mentali. Caro Cruciani”- continua – “tu e Parenzo avete bisogno di una chiacchierata lunga con me. Un vostro autorevole collega, Mario Giordano, ha scritto un libro sulle pensioni. E che cosa ha dimenticato? Le pensioni dei giornalisti”. Insomma, accuse incrociate che dimenticano un dato di fondo: mentre giornalisti, politici e tutto il resto della casta godono di privilegi intoccabili, i cittadini comuni sono costretti a una vita all’insegna del “chissà se arrivo alla fine del mese”.

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