Scandalo a Maddaloni: con le tangenti si può tutto

Condannato a 3 anni e 8 mesi di carcere l’imprenditore Alberto Di Nardi, patron della Dhi, per aver offerto bustarelle a consiglieri comunali e al sindaco. Tutto girava intorno ai soldi a Maddaloni

È uscita la prima sentenza dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere e con essa anche la prima eccellente condanna. Lo scandalo delle mazzette nel Comune di Maddaloni ha coinvolto l’imprenditore Alberto Di Nardi, patron della Dhi, condannato a 3 anni e 8 mesi di carcere, per aver corrotto il sindaco della città, Rosa De Lucia, attraverso cospicue tangenti con il fine di accaparrarsi lo smistamento dei rifiuti della città e molto altro. In un procedimento parallelo, con rito ordinario, è sotto processo anche l’ex sindaco ed altri esponenti politici locali, dove compare anche il nome di Cecilia D’Anna.

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Tutto ha un prezzo

A quanto pare la sindaca avrebbe detto direttamente all’imprenditore, riferendosi a 4 consiglieri comunali ancora non identificati: “diamogli 3 mila 500 euro prima del voto, gli altri dopo, così ci assicuriamo che voteranno il bilancio”. Dopodiché la somma di denaro venne effettivamente consegnata da Di Nardi alla De Lucia presso il centro culturale dell’Assessore D’Anna poco prima che il consiglio votasse il bilancio. 

Le tangenti

Il voto passò grazie all’atto corruttivo e Di Nardi si recò nuovamente al centro culturale per pagare la seconda tangente. Prima di entrare viene fermato dai carabinieri e perquisito; addosso aveva 5 mila euro, che, a suo dire, “servono per le bollette”; tuttavia quando esce fuori dal centro lo trovano sprovvisto dei soldi. Un’altra volta invece i militari intercettano Di Nardi mentre consegna 2500 euro alla sindaca, in seguito pedinata fino a dove viene vista depositare i soldi sul suo conto.

Un rapporto duraturo e proficuo

Insomma, i rapporti illeciti tra i due sono ben documentati. Inoltre, sempre il primo cittadino di Maddaloni, ha permesso la vittoria della nuova gara da 24 milioni di euro all’imprenditore per la Stazione Unica Appaltante, ottenendo 1 milione e 200 mila euro di tangente. Ma non solo, ha anche, sempre in cambio di denaro, concesso sponsorizzazioni di 500 e 5mila euro per organizzare la manifestazione “stop femminicidio”, ed è riuscita a far annullare gli oltre 15mila euro di sanzioni comminate dal dirigente comunale alla Dhi per il servizio inefficiente. Nessuna novità quindi, già sapevamo come funziona nel nostro Paese.

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