Scandalo rimborsi Ue: assunti parenti, ricerche copiate e doppi incarichi

Nell’inchiesta per frode ai danni delle casse del parlamento di Strasburgo, tra gli altri, troviamo la solita classe politica italiana: Forza Italia, Lega e Mdp. Ops!, ci sono anche eurodeputati del Movimento 5 Stelle, che ormai abbiamo capito essere tali e quali agli altri. Ecco la lista

Lara Comi (Forza Italia)

Luisa Costa, madre della deputata di Fi, era stata assunta come assistente parlamentare dalla figlia dal 2009 al 2010. La Comi, che ora deve restituire 126mila euro, si è difesa dando la colpa al commercialista, il quale non l’avrebbe messa al corrente sull’impossibilità di assumere familiari. “Nel 2009, a 26 anni – spiega la deputata -, sono stata eletta in Parlamento Europeo. Ho lasciato il mio lavoro nel settore privato e con grande entusiasmo ho intrapreso quest’avventura. Ogni giorno mi trovavo di fronte a sfide nuove e importanti e, per affrontarle, ho deciso di avere a fianco a me, con un incarico fiduciario, la persona di cui avevo la massima fiducia, mia madre, che mi è stata vicino in tutti i momenti più importanti della vita”.

Daniela Aiuto (M5S)

La deputata del Movimento 5 Stelle aveva chiesto il rimborso (diverse migliaia di euro) “per una mezza dozzina di ricerche che le sarebbero dovute servire per svolgere il mandato europeo ma che in realtà sono state copiate da siti come Wikipedia”. A seguito dell’inchiesta, “ho disposto la sospensione del pagamento – scrive la pentastellata su Facebook – delle fatture già emesse”.

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Laura Agea (M5S)

L’eurodeputata avrebbe assunto come assistente un uomo che, in realtà, svolge regolarmente l’attività da imprenditore, e dunque senza il tempo necessario a disposizione per meritarsi il suo stipendio.

Massimiliano Bastoni (Lega Nord)

Allo stesso tempo assistente parlamentare del leghista Mario Borghezio dal 2009 al 2014 e consigliere comunale a Milano. L’eurodeputato del Carroccio non ha esitato a difenderlo: “ogni lunedì lui era qui a Bruxelles e può dimostrarlo”.

Antonio Panzeri (Mdp)

Eletto con il Pd, ora tra le fila del (neo) Movimento Democratico e Progressista, ha fatto ricorso alla Corte di giustizia europea di fronte alla richiesta di restituire 83 mila euro. Gli viene contestato di aver ricevuto finanziamenti dalla sua associazione “Milano Più Europa”.

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