Carlo Calenda

  Data Di Nascita:  19730409
   Luogo Di Nascita:  Roma
   Nome Di Battesimo:  Carlo
   Lavoro:  Ministro dello Sviluppo Economico
  Nazionalita':  italiana

Carlo Calenda

Carlo Calenda (Roma, 9 aprile 1973) è un dirigente d’azienda e politico italiano, Ministro dello Sviluppo economico dal 10 maggio 2016, prima nel Governo Renzi e poi riconfermato in carica nel Governo Gentiloni. Dal 2 maggio 2013 al 21 marzo 2016 è stato Vice-ministro dello Sviluppo economico prima nel Governo Letta e poi nel Governo Renzi e in seguito Rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione europea.

Biografia

Calenda, figlio dell’economista e scrittore Fabio e della regista Cristina Comencini, figlia della principessa Giulia Grifeo di Partanna, e quindi nipote di Luigi che gli fece fare il piccolo Enrico Bottini nello sceneggiato televisivo Cuore all’età di 10 anni.

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Calenda e Montezemolo

Pariolino, ma studente al rosso liceo Mamiani, per poco tempo tesserato Fgci, Calenda diventa presto il fidato assistente di Luca Cordero di Montezemolo. Laurea in giurisprudenza, in diritto internazionale, passa dall’occuparsi di diritti tv alla Ferrari, dove segue il marketing e la quotazione in borsa del Cavallino. Molla Montezemolo per fondare Sky in Italia, poi però torna a casa, e segue il maestro in Confindustria dove diventa direttore degli affari internazionali.

Un po’ politico un po’ manager

Anche il ritorno alla politica è nel segno di Montezemolo, visto che avviene con Italia Futura, la fondazione che doveva lanciare il super manager nell’agone politico. Non se ne farà nulla, come noto, salvo numerose comparsate nei talk, ma Calenda invece finirà candidato con Scelta Civica. Non viene eletto ma fortuna che c’è Letta che lo recupera al governo, e così Calenda può fare autocritica sereno: «Poche iniziative nella storia politica italiana hanno avuto una parabola così bruscamente discendente come quella di Scelta Civica. Personalmente sento di avere molte responsabilità in proposito a partire dalla retorica sulla superiorità della società civile che per anni ho coltivato già a partire dal mio impegno in Italia Futura. Oggi penso che questa sia stata una delle cause principali del nostro fallimento».

 

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